«Che cosa farete nella vita»

2 gennaio 1928
Carissima Tania,
[...] Nelle scuole elementari ogni anno di questi tempi assegnavano come tema di componimento la quistione: «Che cosa farete nella vita».
Quistione ardua che io risolvetti la prima volta, a 8 anni, fissando la mia scelta nella professione di carrettiere. Avevo trovato che il carrettiere univa tutte le caratteristiche dell'utile e del dilettevole: schioccava la frusta e guidava cavalli, ma nello stesso tempo compiva un lavoro che nobilita l'uomo e gli procura il pane quotidiano. Sono rimasto fedele a questo indirizzo anche l'anno successivo, ma per ragioni che direi estrinseche.
Se fossi stato sincero, avrei detto che la mia più viva aspirazione era quella di diventare usciere di pretura.
Perché? Perché in quell'anno era venuto nel mio paese come usciere della pretura un vecchio signore che possedeva un simpaticissimo cagnetto nero sempre in ghingheri: fiocchetto rosso alla coda, gualdrappina sulla schiena, collana verniciata, finimenti da cavallo in testa.
Io proprio non riuscivo a dividere l'immagine del cagnetto da quella del suo proprietario e dalla professione sua.
Eppure rinunziai, con molto rammarico, a cullarmi in questa prospettiva che tanto mi seduceva. Ero di una logica formidabile e di una integrità morale da fare arrossire i più grandi eroi del dovere.
Sì, mi ritenevo indegno di diventare usciere di pretura e quindi possedere cagnetti così meravigliosi: non conoscevo a memoria gli 84 articoli dello Statuto del regno! Proprio così.
Avevo fatto la seconda classe elementare (rivelazione prima delle virtù civiche del carrettiere!) e avevo pensato di fare nel mese di novembre gli esami di proscioglimento, per passare alla quarta saltando la terza classe: ero persuaso di essere capace di tanto, ma quando mi presentai al direttore didattico per presentargli la domanda protocollare, mi sentii fare a bruciapelo la domanda:
«Ma conosci gli 84 articoli dello Statuto?».
Non ci avevo neanche pensato a questi articoli: mi ero limitato a studiare le nozioni di «diritti e doveri del cittadino» contenute nel libro di testo.
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