berlinguer1975

Dalla questione morale all'austerità, dal compromesso storico allo strappo con Mosca, dai giovani alle donne, i "pensieri lunghi" di Berlinguer riescono a incanalare la forza del sogno in un programma politico e sociale concreto e per nulla utopistico.
In un tempo che ha progressivamente perso punti di riferimento ideali e la politica si è spesso ridotta a slogan, il pensiero di Enrico Berlinguer mostra ancora l'anima e il valore di un progetto di società diversa.

Enrico Berlinguer - Estratti audio

L’internazionalismo e i movimenti di liberazione nazionale - Estratti audio da:
  Comizio conclusivo della Festa nazionale dell’Unità - Roma 1 ottobre 1972
  Relazione al XVI Congresso del Pci - Milano 2 marzo 1983 



Democrazia italiana e democrazia interna - Estratto dalla relazione al XIII Congresso del Pci,  Milano 13 marzo 1972



La Mostra è a BolognaNella ricorrenza del centenario della sua nascita, e a quarant'anni dalla morte, la mostra "I luoghi e le Parole di Enrico Berlinguer" ripercorre la biografia del leader politico, diventato un'icona del Novecento italiano e fra le personalità di maggior rilievo della Repubblica. Dopo il grande successo al Mattatoio di Roma dell’inverno 2023-24, l’esposizione arriva a Bologna, al Museo Civico Archeologico e sarà aperta al pubblico dal 12 giugno al 25 agosto 2024.


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La democrazia elettronica

La Consapevolezza del FuturoNel dicembre del 1983 "l'Unità" dedica uno speciale, a cura di Ferdinando Adornato, al temuto 1984.
L'anno carico di oscuri presagi del romanzo di George Orwell, infatti, è alle porte: intellettuali, artisti e scrittori si interrogano sulla profezia orwelliana che la diffusione dei personal computer e dell'informatica sembrano poter concretizzare.
Ad aprire lo speciale una lunga intervista a Enrico Berlinguer, una delle ultime.
Il leader del Partito comunista italiano afferma che Orwell si sbagliava:
nel mondo un numero sempre maggiore di individui si è liberato e, dal 1948, si è assistito "a un generale processo mondiale di elevazione culturale degli uomini".
I nuovi mezzi a disposizione potranno far avanzare l'umanità in questo percorso di realizzazione degli individui.

Nessuna paura del futuro, quindi, ma al contrario la visione di un mondo in cui il "sol dell'avvenire" sarà quello che alimenta le cellule fotovoltaiche, per un pianeta più sano e libero dall' incubo atomico.

Di seguito alcuni passi dell'intervista.
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L’indipendenza dei più deboli

da un Discorso a Piazza Navonaaprile 1972

In nessun momento della sua vita il vecchio deve essere costretto a curvarsi, ad arrossire di vergogna, ad avere negli occhi lacrime di dolore, a sentire pietà di se stesso o cercarla negli altri per arrivare a nutrirsi e vestirsi decentemente. Egli deve avere per se stesso e per la compagna della sua vi­ta la possibilità di trascorrere serenamente i restanti anni dell’ esistenza.

L’obiettivo deve essere perciò di garantire a tutti i citta­dini anziani un livello delle pensioni e quei servizi sociali che diano loro la possibilità di essere fino all’ultimo giorno autosufficienti, indipendenti da tutti, anche dai familiari.
Ecco perché bisogna battersi, e noi ci battiamo, perché non ci sia più quel distacco, che in Italia è ancora così grande, quasi abissale, fra il salario e lo stipendio che si è ricevu­to nell’ attività lavorativa e la pensione che si percepisce quando si cessa di lavorare.

Ecco perché noi ci battiamo al tempo stesso per lo svi­luppo di un insieme di servizi sociali che concorrano ad assicurare all’anziano un tenore di vita decoroso, un aiuto costante per organizzare la sua quotidiana esistenza.
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La rivoluzione femminile

dal Discorso alla Conferenza femminile del Pcimarzo 1984

Una cosa è certa: che in Occidente la rivoluzione potrà esserci solo se essa sarà anche rivoluzione femminile, che senza rivoluzione femminile non ci sarà alcuna reale rivolu­zione. E ciò per ragioni sia quantitative che qualitative. Di un’altra cosa siamo inoltre convinti: che per le donne vale quello che diciamo per il proletariato, e cioè che liberando se stesse, contribuiscono a liberare tutta l’umanità, e quindi anche i maschi.

Oggi, nel momento in cui le donne hanno portato avan­ti il tema della liberazione che comprende – ma supera ­quello della emancipazione, i comunisti conseguenti, in quanto rivoluzionari – e perciò fautori della fine di ogni for­ma di oppressione – devono superare quegli orientamenti culturali, quegli atteggiamenti mentali e pratici, quelle abitu­dini che sono proprie di una società e di una cultura (e quin­di anche di un modo di fare politica) costruite secondo l’impronta maschilista, cioè in nome di una pretesa supremazia dell’uomo. Sta qui, mi pare, la radice vera – che non è di tipo naturalistico (o biologico), ma storica, materiale, cultu­rale e ideologica – della permanenza anche fra di noi di un modello maschile di dirigente.
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