La democrazia elettronica

La Consapevolezza del FuturoNel dicembre del 1983 "l'Unità" dedica uno speciale, a cura di Ferdinando Adornato, al temuto 1984.
L'anno carico di oscuri presagi del romanzo di George Orwell, infatti, è alle porte: intellettuali, artisti e scrittori si interrogano sulla profezia orwelliana che la diffusione dei personal computer e dell'informatica sembrano poter concretizzare.
Ad aprire lo speciale una lunga intervista a Enrico Berlinguer, una delle ultime.
Il leader del Partito comunista italiano afferma che Orwell si sbagliava:
nel mondo un numero sempre maggiore di individui si è liberato e, dal 1948, si è assistito "a un generale processo mondiale di elevazione culturale degli uomini".
I nuovi mezzi a disposizione potranno far avanzare l'umanità in questo percorso di realizzazione degli individui.

Nessuna paura del futuro, quindi, ma al contrario la visione di un mondo in cui il "sol dell'avvenire" sarà quello che alimenta le cellule fotovoltaiche, per un pianeta più sano e libero dall' incubo atomico.

Di seguito alcuni passi dell'intervista.
Pin It

Continua a leggere

L’indipendenza dei più deboli

da un Discorso a Piazza Navonaaprile 1972

In nessun momento della sua vita il vecchio deve essere costretto a curvarsi, ad arrossire di vergogna, ad avere negli occhi lacrime di dolore, a sentire pietà di se stesso o cercarla negli altri per arrivare a nutrirsi e vestirsi decentemente. Egli deve avere per se stesso e per la compagna della sua vi­ta la possibilità di trascorrere serenamente i restanti anni dell’ esistenza.

L’obiettivo deve essere perciò di garantire a tutti i citta­dini anziani un livello delle pensioni e quei servizi sociali che diano loro la possibilità di essere fino all’ultimo giorno autosufficienti, indipendenti da tutti, anche dai familiari.
Ecco perché bisogna battersi, e noi ci battiamo, perché non ci sia più quel distacco, che in Italia è ancora così grande, quasi abissale, fra il salario e lo stipendio che si è ricevu­to nell’ attività lavorativa e la pensione che si percepisce quando si cessa di lavorare.

Ecco perché noi ci battiamo al tempo stesso per lo svi­luppo di un insieme di servizi sociali che concorrano ad assicurare all’anziano un tenore di vita decoroso, un aiuto costante per organizzare la sua quotidiana esistenza.
Pin It

La rivoluzione femminile

dal Discorso alla Conferenza femminile del Pcimarzo 1984

Una cosa è certa: che in Occidente la rivoluzione potrà esserci solo se essa sarà anche rivoluzione femminile, che senza rivoluzione femminile non ci sarà alcuna reale rivolu­zione. E ciò per ragioni sia quantitative che qualitative. Di un’altra cosa siamo inoltre convinti: che per le donne vale quello che diciamo per il proletariato, e cioè che liberando se stesse, contribuiscono a liberare tutta l’umanità, e quindi anche i maschi.

Oggi, nel momento in cui le donne hanno portato avan­ti il tema della liberazione che comprende – ma supera ­quello della emancipazione, i comunisti conseguenti, in quanto rivoluzionari – e perciò fautori della fine di ogni for­ma di oppressione – devono superare quegli orientamenti culturali, quegli atteggiamenti mentali e pratici, quelle abitu­dini che sono proprie di una società e di una cultura (e quin­di anche di un modo di fare politica) costruite secondo l’impronta maschilista, cioè in nome di una pretesa supremazia dell’uomo. Sta qui, mi pare, la radice vera – che non è di tipo naturalistico (o biologico), ma storica, materiale, cultu­rale e ideologica – della permanenza anche fra di noi di un modello maschile di dirigente.
Pin It

Continua a leggere

Non è libero l’uomo che opprime la donna

Intervista di Carla Ravaioli, 1978

Tutti i dirigenti comunisti che ho intervistato finora sul problema femminile, hanno fatto, chi più chi meno, una loro autocritica
A mio parere, per quanto riguarda il modo di considerare la questione femminile, e anche il modo di atteggiarsi e di comportarsi nei confronti delle donne, nella vita sociale, nella vita pubblica, nella vita privata, l’autocritica non è mai sufficiente. Le cose da fare sarebbero tante, e così inadeguato è effettivamente ciò che è stato fatto finora che tutti hanno il dovere di autocriticarsi: i governi, le istituzioni, i partiti, le organizzazioni democratiche e popolari, tutti i maschi presi ciascuno singolarmente, e anche chi, come il nostro partito, ha dato alla soluzione del problema un contributo che, parziale e insufficiente finché si vuole, è certamente superiore a quello dato finora da ogni altra forza politica. Ma non abbiamo fatto abbastanza poer rinnovare la mentalità dei nostri compagni, dei nostri lettori e simpatizzanti, delle masse popolari che gravitano nella nostra sfera ideale e politica, perché vengano superati certi pregiudizi, certe concezioni arretrate, certi comportamenti di tipo conservatore e discriminatorio, veramente offensivi della dignità della donna, che sono radicatissimi nel costume, e che resistono anche – e sottolineo l’anche – tra le file del movimento operaio e del nostro partito.
Pin It

Continua a leggere

 
DOVE SIAMO
 
via Emilio Gola 20, 20143
Milano MI
 
 
CONTATTI

T +39 02 36510118
F +39 02 6888069
@ Segreteria

 
 
APERTURA
 
Lun-Ven
10-12:30 am
14-16:30 pm
Sab-Dom chiuso
 
La Fondazione Elio Quercioli non ha scopo di lucro ed è attiva nel territorio della Regione Lombardia.
È iscritta al Registro Regionale Persone Giuridiche al n. 2363
logoquercianoline