Per la Liberazione della Donna
Discorso a Piazza Siena, 13 maggio 1979
Un uomo, un dirigente politico avverte oggi una certa difficoltà a parlare a un pubblico in così grande prevalenza femminile, che giustamente non tollera più discorsi vaghi e discorsi paternalistici. È una difficoltà: ma è tuttavia minore se si parla a nome di un partito come il nostro che – sia pure ancora con limiti e ritardi – è certamente il partito che più di ogni altro si è impegnato da anni, e si impegna, grazie anche al contributo delle sue militanti, a comprendere i problemi delle donne, a battersi con esse per risolverli, a cogliere e a far proprie le novità che vengono via via affiorando e si vanno affermando nella coscienza delle donne, nei loro movimenti di emancipazione e di liberazione.
Possono dire lo stesso gli altri partiti? Qualcosa si è già visto e saputo. Abbiamo letto ad esempio che nell’assemblea nazionale delle donne socialiste il discorso del segreta¬rio di quel partito è stato contestato: non solo e non tanto per avere egli imprudentemente riesumato – la scorsa l’state – la figura di Proudhon, un accanito ultra-antifemminista: e nemmeno soltanto per non essere in grado di dare sicuri affidamenti circa la elezione di un numero adeguato di candidate socialiste (nel disciolto Parlamento esisteva una sola rappresentante del PSI): ma soprattutto per non essere entrato nel merito delle questioni poste dalle compagne socialiste con un documento e con delle relazioni che dimostravano un serio e positivo impegno di elaborazione.