Dove va il PCI? – Intervista a Berlinguer

Questa è certamente l’intervista più famosa sulla questione morale rilasciata da Enrico Berlinguer. La più citata, almeno, anche nei dibattiti odierni. Quella che poi porterà persino alcuni pezzi importanti del Pci a fargli una vera e propria guerra all’interno del partito, con plateali dissensi persino dalle colonne de l’Unità. Rispetto alle precedenti esternazioni sul tema, Berlinguer attacca anche il Psi di Craxi, colpevole di essersi uniformato ai metodi di governo della Democrazia Cristiana. In realtà questa intervista, pubblicata interamente su questo sito web per la prima volta il 10 giugno 2009 per i soli utenti registrati, non poneva l’accento solo sulla Questione Morale, ma su vari aspetti della politica del Pci, come dimostra il titolo dato da Scalfari.

«I partiti non fanno più politica», mi dice Enrico Berlinguer, ed ha una piega amara sulla bocca e, nella voce, come un velo di rimpianto. Mi fa una curiosa sensazione sentirgli dire questa frase. Siamo immersi nella politica fino al collo: le pagine dei giornali e della Tv grondano di titoli politici, di personaggi politici, di battaglie politiche, di slogans politici, di formule politiche, al punto che gli italiani sono stufi, hanno ormai il rigetto della politica e un vento di qualunquismo soffia robustamente dall’Alpi al Lilibeo…

«No, no, non è così.», dice lui scuotendo la testa sconsolato. «Politica si faceva nel ‘ 45, nel ‘ 48 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee, certo, scontri di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c’era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nenni e, al di là delle asprezze polemiche, ne era ricambiato.» 

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Politica

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Discorso a Roma a conclusione della Conferenza femminile

VII Conferenza Nazionale delle Donne Comuniste Roma, 2-3-4 Marzo 1984
INTERVENTO CONCLUSIVO DEL COMPAGNO ENRICO BERLINGUER 

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Berlinguer, Diritti

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La Democrazia Elettronica

Intervista a Ferdinando Adornato, l’Unità, 18 dicembre 1983

Quando hai letto 1984 e che reazioni ti ha suscitato?

    Lo lessi nel 1950, appena uscito in edizione italiana. E la reazione che ebbi allora fu probabilmente molto influenzata dall’utilizzazione che del libro si fece durante la Guerra Fredda: antisovietica e anticomunista. Tutti videro infatti nello Stato descritto da Orwell una metafora dell’Unione Sovietica. Oggi non è più così. Oggi lo si può rileggere con maggiore distacco e anche apprezzarne alcune intuizioni. Tuttavia mi pare che quel romanzo contenga un decisivo difetto: è pervaso da un’ossessione sull’ineluttabilità della fine dell’individuo e delle sue espressioni che ne condiziona l’impianto. E ne condiziona anche la profezia. Orwell lo scrisse nel 1948. Bene, cosa è successo nel mondo da allora? Certo, abbiamo assistito anche al rafforzamento di tendenze autoritarie e dispotiche, ma il segno di fondo dei processi storici mondiali è stato un altro: pensa al grandioso processo di liberazione costituito dal crollo degli imperi coloniali e quindi dal risveglio di interi popoli prima abbruttiti (e non certo abbruttiti dall’uso dei computer); pensa ai nuovi traguardi raggiunti nel riscatto delle masse proletarie e povere dei paesi industrializzati, pensa al processo di liberazione delle donne. Tutti questi dati, visti nel loro insieme, cosa altro sono se non gli indicatori di un generale processo mondiale di elevazione culturale degli uomini? No, se guardiamo alla storia del secondo dopoguerra ci accorgiamo che il mondo ha tradito la «profezia» di Orwell. Il mondo è andato in un’altra direzione.

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Democrazia

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Il nostro PCI. 1921-1991




Fabrizio Rondolino propone un racconto per immagini, in cui ha raccolto tutto ciò che gli è rimasto del partito, oltre ai ricordi.
Ne parla insieme al direttore de L'Espresso Marco Damilano.
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